
Introduzione
E' innegabile che nel corso della sua ormai ultratrentennale esistenza il
progressive rock si sia ritrovato a strettissimo contatto con altre forme
d'arte. Quante volte la fonte di ispirazione di qualche album deriva da
un'opera letteraria? Quante volte si tira in ballo il teatro evidenziando
scenografie, costumi e atteggiamenti adottati dai musicisti nelle loro
esibizioni concertistiche? E come dimenticare il legame tra musica, pittura e
disegno che si instaura attraverso celebri e fantasiose copertine? Non è un
caso che spesso il progressive è stato definito anche "art-rock", vista la
propensione di numerosi artisti a non delimitare la loro opera ad una semplice
esposizione musicale, ma ad ampliare la portata della loro proposta.
Curiosamente, invece, le relazioni tra progressive e cinema non sono mai state
particolarmente forti, se si eccettuano quei gruppi che si sono impegnati
nella realizzazione di colonne sonore (vedi i vari Goblin, Popol Vuh, i
progetti di Bacalov, ecc.). The Spaghetti Epic prova invece ad
aprire una nuova strada, attraverso la realizzazione di un album in cui avviene
una trasposizione musicale di un celebre lavoro cinematografico. Come il
titolo lascia intuire si tratta di uno di quei prodotti oggi noti come
spaghetti-western e ad essere omaggiato è il regista Sergio Leone
con il suo film C'era una volta il West.
Il progetto
Da diversi anni la fanzine Colossus si sta facendo promotrice di alcune
pubblicazioni discografiche molto interessanti: dopo la collaborazione con la
Mellow Records per la realizzazione di Tuonen Tytar, disco tributo alla
scena progressive finlandese degli anni '70, la rivista finlandese ha iniziato
a programmare altri cd particolari, da strutturare nella amata forma di
concept-album. Lo scorso autunno ha visto la luce il primo di questi,
rappresentato dal triplo cd Kalevala, dedicato ai miti e alle leggende
finlandesi e al quale hanno partecipato ben trenta gruppi provenienti da
numerosi paesi. Visto l'interesse suscitato da questo prodotto, vengono
lanciate nuove idee per altri album a tema e comincia l'organizzazione per un
lavoro dedicato al Colosso di Rodi, film di Sergio Leone appartenente a
quel filone denominato "sword and sandal" ed uno che prenda spunto da un
"western all'italiana". Ed ecco, così, The Spaghetti Epic, edito, come
il precedente, dalla label transalpina Musea e che rappresenta, come già
accennato, un sentito omaggio alla pellicola C'era una volta il West
sempre di Leone. Il punto focale su cui si basa il team della Colossus è una
sorta di parallelo tra il progressive italiano e gli spaghetti-western.
Infatti, così come gli artisti principali del prog italiano degli anni '70
nascevano prendendo spunto dai maestri inglesi, ma rielaborando tali influenze
con forte personalità e mettendoci tanta farina del loro sacco basandosi sulle
tradizioni del proprio paese, così i film western italiani erano sì ispirati a
quelli americani, ma portavano anche ingredienti nuovi e originali che hanno
fatto la fortuna di un genere. E come non citare anche l'elemento musicale,
con colonne sonore suggestive che hanno reso celebre il compositore Ennio Morricone?
Partendo da queste basi, si è pensato di organizzare questo doppio cd che vede
la partecipazione di sei gruppi impegnati in altrettante suite. Agli artisti
che vi hanno partecipato è stato chiesto sostanzialmente di creare una lunga
composizione suggestiva che permetta di mantenere inalterato il pathos del film e che
abbiano come fonte di ispirazione proprio il rock progressivo italiano
sinfonico dei seventies. Per far ciò, come nel Kalevala, è stato
nuovamente vietato l'uso di un sound ultramoderno e della batteria elettronica,
proprio per ricreare al meglio quelle calde sonorità derivanti da strumenti
quali mellotron, organo Hammond, moog, Fender Rhodes, ecc.
C'era una volta il West - la trama
La prostituta Jill, proveniente da New Orleans, arriva in una cittadina del West, piena di rosee speranze per un futuro radioso in compagnia del suo sposo Brett McBain. Giunta al ranch di Sweetwater, vi trova gli invitati al festeggiamento per il matrimonio, ma scopre che l'intera famiglia McBain è stata assassinata. Ad essere accusato del pluriomicidio è il fuorilegge Cheyenne, ma in realtà il responsabile è Frank, killer al soldo di Morton, un impresario senza scrupoli che ha bisogno della proprietà terriera dei McBain per poter realizzare l'ambizioso progetto di costruire un'immensa rete ferroviaria che vada da costa a costa. Si succedono così agguati, duelli, intrighi, speculazioni capitalistiche, alleanze e tradimenti, con l'epico sfondo del West sempre a farla da padrone: avendo già sposato Brett McBain, la nuova proprietaria del ranch è Jill, che viene rapita da Frank e per avere salva la vita mette all'asta il ranch promettendoglielo per pochi soldi. In aiuto di Jill c'è però il misterioso Armonica, che ha un vecchio conto in sospeso con Frank. Armonica consegna Cheyenne allo sceriffo e riscossa la taglia acquista il ranch e inizia la costruzione della stazione. Vista la situazione, Morton ordina ai suoi di eliminare Frank, che riesce a sfuggire al pericolo, salvato da Armonica (quest'ultimo non vuole che siano altri ad ucciderlo al suo posto), e prova a vendicarsi di Morton, il quale viene però trovato moribondo a causa dell'intervento dell'evaso Cheyenne. Nel finale c'è l'epico duello tra Armonica e Frank, che vede vincitore il primo, il quale ottiene così la sua vendetta, visto che anni addietro Frank gli aveva ucciso il fratello. Armonica può così andar via, saluta Jill e si allontana in compagnia di Cheyenne, che, ferito gravemente da Morton, muore.
L'artwork
L'artwork è ovviamente curatissimo con la copertina dipinta da Marco Bernard
ed un libretto di 64 pagine con ampie informazioni sulle band e sulle loro
composizioni; sono presenti i testi in lingua originale e tradotti in inglese
ed un riassunto dei temi affrontati in ogni traccia. Ci sono inoltre sette
tavole disegnate da Stefano Scagni ed alcune fotografie dei siti nei
quali Sergio Leone girò il film. La grafica é stata curata, come per i lavori
precedenti, da Mikko Hakanen.
L'album, gli artisti e le suite
L'album è stato masterizzato ai Sonica Studios di Marco Olivotto,
apprezzato tecnico del suono il cui nome rappresenta garanzia di qualità nel
prog odierno. Sei, come detto, gli artisti che hanno preso parte al progetto,
ognuno dei quali si è impegnato in una suite che, come richiesto, doveva
durare tra i 20 e i 25 minuti. Ogni suite è dedicata ad un personaggio del
film, tranne la prima che è dedicata al West stesso. Presentiamo ora uno per
uno i gruppi partecipanti, esaminando le loro prove.
Analisi del disco “track by track”
CD1
Traccia A1: HAIKARA (Finalndia)-The West
Come per il Kalevala, ad aprire l'album troviamo i mitici Haikara,
gloriosa formazione finlandese che negli anni '70 realizzò tre album e che
recentemente è tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache del rock
progressivo. E se il ritorno sulle scene è stato accolto nel migliore dei modi
dalla critica, mi chiedo cosa si dirà di questi eccezionali venti minuti. Gli
Haikara sfoderano una prova assolutamente maiuscola, perfetta, per merito di
una straordinaria composizione che ha dell'incredibile. Dopo il delicato
prologo, con intriganti melodie vocali cantate da Saara Hedlund, figlia
del leader Vesa Lattunen, si entra nel vivo della suite con sonorità di
stampo classicheggiante guidate da piano e chitarra su ritmi solenni. Dopo un
breve, ma attraente intervento di una chitarra flamenco, subentra una favolosa
melodia di piano che rappresenta il tema principale della suite, ripresa in
"vocalese" dalla cantante prima di un breve intermezzo percussivo che precede
uno di quei magnifici crescendo in pienissimo stile Haikara, nel quale la
chitarra si mette in primo piano e dialoga sapientemente con le tastiere. Tra
i cambi di tempo si segnalano anche gli avvincenti interventi di violoncello e
violino che rendono ancora più affascinanti le atmosfere create che esibiscono
un che di imponente e malinconico allo stesso tempo. Nei quasi tre minuti
finali viene ripresa la frase melodica iniziale, cantata magistralmente da
Saara che viene accompagnata dalla fisarmonica e dalla chitarra acustica.
The West è una suite sensazionale e non esito ad affermare che si
tratta di uno dei punti più elevati dell'intera carriera di Lattunen e
compagni.
Traccia A2: RANDONE (Italia)-Jill
Nicola Randone con la sua band punta su una suite in cui riesce ad
unire la personalità mostrata nel suo recente lavoro Nuvole di ieri con
la tradizione più classica del prog italiano. Le tastiere di Beppe Crovella
creano magici suoni che rimandano direttamente agli anni '70, mentre il
cantante si mette bene in mostra con la sua caratteristica voce. La
composizione si sviluppa in maniera molto lineare, tra belle melodie, spunti
strumentali in cui irrompe il rock sinfonico più puro, il gradevole intervento
di una seconda voce (femminile) ed intrecci elettroacustici di un certo
spessore, che hanno sempre il loro fascino. I Randone riescono così
nuovamente a far incrociare il progressive di matrice sinfonica ed il
cantautorato colto ottenendo risultati ben apprezzabili.
Traccia A3: TILION (Italia)-Cheyenne
Nati dopo lo scioglimento dei Prowlers, i Tilion hanno esordito
lo scorso anno con il bell'album Insolitariamente. La loro
partecipazione a The Spaghetti Epic si concreta nella suite Cheyenne,
aperta da due minuti e mezzo d'atmosfera, non distante da certe sonorità di
space-rock di stampo floydiano, che si evolvono poi verso melodie più
mediterranee, ma tutt'altro che solari. Ed infatti, quando si stanno per
raggiungere i quattro minuti inizia una parte complessa che, a parer di chi
scrive, sembra quanto più vicino possibile al leggendario Ys del Balletto di Bronzo
si sia mai ascoltato. Spunti sinfonici a tinte fosche e dal taglio aggressivo
si alternano a veloci passaggi quasi jazzistici in un andirivieni articolato
tra numerosi cambi di tempo, in cui chitarra, tastiere e melodie vocali
particolarmente indovinate si avvicendano regalando emozioni continue. Per i
Tilion si può quindi parlare di performance di altissimo livello, che fa anche
ben sperare in un futuro brillante.
CD2
Traccia B1: LA VOCE DEL VENTO (Gran Bretagna)-Harmonica
Con il nome La Voce del Vento si esibiscono i musicisti britannici
Guy Manning e Andy Tillison, che propongono una suite costruita
magistralmente tra i più classici cambi di tempo e di atmosfera ed attraverso
una ricerca timbrica di tutto rispetto che permette di alternare delicati
tasselli elettroacustici, cavalcate sinfoniche dal forte spessore e
contaminazioni non molto distanti dal jazz-rock. Per tutti i ventidue minuti
della composizione la tensione rimane particolarmente elevata e se la prima
metà del brano offre soluzioni strumentali che possono portare alla mente
l'abilità tecnica e il vigore di P.F.M. e Yes, a partire dal
decimo minuto si ascoltano sonorità e toni epici che sembrano fuoriuscire dai
solchi di Godbluff. Ed il fantasma dei Van der Graaf Generator,
dichiarato amore di Manning e Tillison, aleggia fino al termine del brano
contribuendo a mantenere alto il pathos e suscitando impressioni
favorevolissime.
Traccia B2: TAPROBAN (Italia)-Morton
In attesa dell'imminente secondo album degli italiani Taproban, possiamo
gustarci questa lunga suite cantata in inglese che mostra la band alle prese
con il più classico prog di estrazione sinfonico-romantica. Le tastiere sono
in primo piano proponendo echi di un passato glorioso (Yes, ELP,
Banco, Orme i punti di riferimento principali, anche se non gli
unici), ma anche strutture e melodie non distanti dal new-prog più tipico e
sonorità dal sapore medievale. Non saranno forse il massimo dell'originalità,
ma i Taproban ci sanno davvero fare, evidenziando un gusto non indifferente
negli arrangiamenti e destreggiandosi nel migliore dei modi in uno stile
abbondantemente sfruttato dagli epigoni di Genesis e Marillion.
Traccia B3: TRION (Italia)-Frank
Menno Boomsma, Eddie Mulder e Edo Spanninga sono nomi ben
noti agli appassionati di new-prog olandese, visto che sono membri dei gruppi
Flamborough Head e Odyssice e che hanno recentemente esordito
con il nome Trion in un bel disco passatista e stracolmo di mellotron.
E in The Spaghetti Epic i Trion proseguono sulla stessa strada per
mezzo di una proposta strumentale e scorrevole che tra echi di Genesis
e Camel, dosi abbondanti di mellotron, chitarra hackettiana, timbriche
vintage, cambi di tempo, temi guidati da un piano classicheggiante, momenti
sacrali con protagonista un organo da chiesa e tanto altro conferma le ottime
sensazioni che aveva suscitato il loro album Tortoise. Una dimostrazione
di forza notevole, quindi, che può essere vista come garanzia di qualità e che
permette ai Trion di poter essere inquadrati tra le migliori proposte odierne
per chi ama il rock sinfonico di chiara derivazione seventies.
In definitiva, si tratta di un lavoro che facilmente entrerà nel cuore degli
appassionati del rock sinfonico e di quelle caratteristiche che accompagnano
le lunghe suite progressive. Come nel Kalevala, anche in
The Spaghetti Epic sono gli Haikara a fare la parte dei giganti, ma si
può tranquillamente affermare che, chi più chi meno, tutti gli artisti che
hanno contribuito al progetto lo hanno fatto in maniera encomiabile. E mentre
ora si va in attesa della pubblicazione dei prossimi progetti della Colossus,
dedicati al Colosso di Rodi e all'Odissea omerica, prepariamoci anche ad un
The Spaghetti Epic 2, al quale parteciperanno solo tre artisti (Haikara,
La Voce Del Vento e Tilion) e che sarà dedicato ad un altro dei celebri film
di Leone: Il buono, il brutto, il cattivo.
Peppe
Giugno 2004