Miles Davis: sonorità più rock





TRATTO DA "MILES, L' AUTOBIOGRAPHIE"

(Presses de la Reinassance, 1989)

articolo selezionato da Geppo

"In a Silent Way" è una nuova svolta per la musica di Miles Davis, confermata successivamente da "Bitches Brew".

Tra il 1967 e il 1968 ci sono stati molti cambiamenti nella musica, sono apparse molte cose nuove.
Charles Lloyd aveva Jack DeJohnette e un giovane pianista, Keith Jarrett. Quei due producevano un incrocio di jazz e di rock, una miscela molto ritmica.

[...] Nel 1968, io ascoltavo soprattutto James Brown, il grande chitarrista Jimi Hendrix, e un nuovo gruppo che aveva avuto molto successo con "Dance to the music: Sly and the Family Stone", diretto da Sly Stuart di San Francisco.
Faceva veramente male, pieno com'era di tutta quella roba funky.

[...] Abbiamo modificato quello che Joe Zawinul aveva fatto su "In a Silent Way" sfrondato gli accordi, estratto la melodia è poi abbiamo lavorato su quello. Volevo un suono più rock. L'abbiamo suonato ripetutamente come Joe l'aveva scritto: ma non andava bene per me, con tutti quegli accordi ingombranti. Ma capivo benissimo che la melodia scritta da Joe, benchè nascosta da tutto il resto, era veramente bella. Quando siamo passati a registrare, ho eliminato tutte le griglie e ho detto a tutti di suonare solo la melodia.
[...] Avevo cercato di scrivere qualche accordo per tre pianoforti. Mentre lo facevo, è buffo ma pensavo al modo in cui Stravinsky era ritomato a delle forme semplici. Mi sono accorto che più Ii suonavo, più si trasformavano. Scrivevo un accordo, una pausa, un altro accordo, ma succedeva che più li suonavo e più evolvevano in modo imprevisto.

Tutto era cominciato nel 1968 in studio con Chick, Joe e Herbie. Avevamo continuato nelle sedute per registrare "In a Silent Way". Poi avevo pensato a qualcosa di più importante, come una trama di pezzi. Gliel'ho spiegato e poi ho distributo delle piccole griglie, che tutti conoscevano bene ormai, dopo "Kind of Blue" e "In a Silent Way".
Abbiamo cominciato presto nello studio della Columbia, nella 52^ Strada. Era agosto e abbiamo registrato per tre giorni interi. Avevo detto al produttore del disco, Teo Macero, di registrarsi tutto quello che suonavamo, e di non venire a interrompere o a fare domande.
Quando abbiamo cominciato a suonare io li dirigevo, come un vero direttore d'orchestra. Scrivevo un po' di musica per questo o quel musicista, dicevo a un altro di suonare certe cose che sapevamo e tutto ciò mentre la musica cresceva e prendeva forma.

Tavolta [...] chiedevo a Teo di far scorrere il nastro per sentire un pò cosa avevamo fatto. Se volevo qualcosa di diverso in qualche punto facevo intervenire il musicista, ed era fatta.

Miles Davis

Il grande Miles

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