TRATTO DA "JAZZ HOT" DELL'ESTATE DEL 1983
articolo selezionato da Geppo
Miles Davis spiega l'introduzione del piano Fender nella sua musica, e Herbie Hancock racconta i suoi primi passi su quello strumento.
MILES DAVIS: Avevo in mente una linea di basso con i voicings utilizzati da Gil con la sua big band. Non era soltanto che io volessi passare all'elettrico, come molti hanno detto, per avere qualche roba elettrica nel gruppo. lo cercavo un voicing che potevo trovare solo in un Fender Rhodes, non in un pianoforte. Idem per il basso: i musicisti devono utilizzare gli strumenti che riflettono meglio la loro epoca, la tecnologia che sa dar loro quello che vogliono ascoltare.
HERBIE HANCOCK: Accadde in una session con Miles: la sola tastiera presente era un Fender Rhodes. Ho chiesto a Miles: "Ma io con che cosa suono? ". E lui mi ha risposto con la sua voce roca: " Suona questo ". [ ...] Non soltanto io non lo avevo mai suonato, ma qualcuno mi aveva raccontato storie preoccupanti a proposito di quell'arnese. Ci provo nonostante tutto, tento un accordo, e wow! aveva un suono così caldo, cosi armonioso, talmente ricco [ ...] che l'ho immediatamente adottato. Poi ho messo il pedale wa wa e ho utilizzato una camera d'eco Echoplex, togliendo il coperchio al Fender per trovare dove collegarli: all'epoca infatti il Fender non era predisposto per quei collegamenti. Facevamo una musica che era d'avanguardia, ma anche combinazione di numerosi stili, spaziando in un campo musicale abbastanza ampio. Ho capito allora che servivano più suoni, e per questo qualche volta suonavo sui risonatori del Rhodes con dei mazzuoli... Mi ricordo che una volta Harold Rhodes è venuto a vederci, e notando tutti gli strani fili dei collegamenti mi ha chiesto: "Ma cosa gli avete fatto? A partire da quel momento i suoi pianoforti sono stati equipaggiati d'ufficio con dei jack per i collegamenti speciali. Gli ho anche suggerito l'installazione di un'uscita diretta per lo studio, perchè i musicisti ne sentivano sempre più la necessità.